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Crisi: Bankitalia, con più donne a lavoro fino a 7% Pil in più
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Crisi: Bankitalia, con più donne a lavoro fino a 7% Pil in più

RCN - 15 Settembre 2011

(TMNews) – L’aumento del tasso di occupazione femminile influenza positivamente il Pil. In Italia un tasso al 60% (obiettivo del Trattato di Lisbona) porterebbe un aumento del Pil fino al 7 per cento. E’ la stima della Banca d’Italia fornita nel corso dell’intervento dal titolo ‘ Le donne italiane incontrano la Cina’ al ministero delle Pari Opportunità.

“Nonostante alcuni progressi la situazione italiana presenta ancora ampi margini di miglioramento e il posizionamento nel global gender gap ci vede al 74esimo posto (97esimo per la componente relativa alla partecipazione economica). Il tasso di occupazione femminile (pari a luglio 2011 al 46,3%) è ancora di circa 22 punti percentuali inferiore rispetto al corrispondente maschile e lontano dall’obiettivo del Trattato di Lisbona. Restano differenze significative per età e tra aree geografiche. Le donne sono sovrarappresentate nelle tipologie contrattuali a bassa remunerazione e nelle forme di lavoro atipico.

Inoltre, prosegue la Banca d’Italia, “una maggiore presenza femminile nelle imprese, specie al vertice, sarebbe associata a migliori performance e a un minore rischio di default dell’impresa”. Attualmente la presenza di donne nelle posizioni apicali è in crescita ma i livelli restano bassi. La situazione è migliore nel settore pubblico che nel privato.

Le donne che a fine 2009 sedevano nei consigli di amministrazione delle società di capitale italiane private erano in media poco più del 14% del totale. Si concentrano soprattutto tra le imprese di minore dimensione a prevalente conduzione familiare: la quota femminile era solo l’8,3% tra le società con fatturato superiore ai 200 milioni. Raramente le donne riescono ad assumere la carica più importante (amministratore delegato o presidente del consiglio di amministrazione). Il problema sembra essere in parte di natura generazionale.

Infatti, tra i ‘ capi’ più giovani, meno di 35 anni, la presenza delle donne è maggiore, e di massa critica: dove vi è una maggiore presenza femminile, più donne stanno arrivando ai vertici. Nel settore pubblico la situazione è migliore: a una quota di occupati donne molto elevata (superiore al 50 per cento) corrisponde una percentuale di dirigenti donne più alta che nel privato, specie tra le giovani (meno di 44 anni), pari al 45 per cento. Resta assai contenuta la presenza nei cda delle società quotate. La crescita, ha sottolineato, è “lentissima”, siamo passati dal 4,5% nel 2004 al 7,1% nel 2011. “Con questo tasso di crescita ci vorrebbero oltre 20 anni per raggiungere il 30 per cento”.

Si è posto poi l’accento sul fatto che una maggiore partecipazione economica femminile riduce il rischio di povertà: la presenza di due redditi invece che di uno rende la famiglia meno vulnerabile a fronte di eventi avversi, migliora la situazione di benessere, con un conseguente aumento dei consumi.

Una attività lavorativa svolta con continuità tutela la donna single dal rischio di povertà in età avanzata. E ancora il reddito delle donne contribuisce anche alla crescita della massa fiscale e previdenziale e incentiva la domanda di servizi, in particolare di quelli di cura alle persone, con conseguente ulteriore aumento dell’occupazione.

Fra i miglioramenti avvenuti si menzionano i cambiamenti nel campo dell’istruzione dove i miglioramenti sono stati “rilevantissimi” perchè la popolazione femminile ha colmato il divario rispetto a quella maschile. A ritmi più lenti sono stati i cambiamenti nel mercato del lavoro: il miglioramento è stato decisamente maggiore nel nord del paese, dove il tasso di occupazione è pari a circa il 56%; è ancora del 30 per cento al sud. Il divario con il tasso di occupazione maschile, pari a 31 punti nel 1993, si è ridotto a 22 punti, ma è ancora elevato. Non mostra variazioni il tasso di imprenditorialità femminile (stabile intorno al 22% dal 1993).

 

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