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Le medie imprese nostrane resistono bene alla crisi
RCN18 -

Le medie imprese nostrane resistono bene alla crisi

RCN - 25 Giugno 2010

Studio Unioncamere-Mediobanca: 1 azienda su 3 è convinta che il 2010 sarà l’anno della ripresa

Un 2009 difficile, con una perdita secca del 12% del fatturato e del 10% delle esportazioni, non sembra aver intaccato la solida struttura finanziaria delle 4.483 medie imprese industriali italiane, oggetto della nona indagine di Mediobanca e Unioncamere, presentata questa mattina a Milano.
Queste eccellenze del made in Italy, malgrado le difficoltà, nel 50,2% dei casi (contro il 33,9% attribuito alla media delle Pmi) si confermano infatti altamente affidabili secondo il modello di scoring R&S-Unioncamere. Al 2010, poi, guardano con una dose di pacato ottimismo, convinte, in un caso su tre, che fatturato, produzione ed esportazioni torneranno in positivo. Nel frattempo, serrano gli organici, ma una media impresa su 7 continuerà a creare occupazione, investono sul futuro e puntano a una maggiore efficienza, ricorrendo, nel 56% dei casi, all’introduzione di nuovi macchinari e nel 45% all’avvio di nuovi progetti e attività che si avvalgono di servizi e tecnologie informatiche, facendo ricorso nel 53,5% dei casi all’autofinanziamento.
Per sfidare la crisi le medie imprese hanno continuato a puntare sull’eccellenza, insistendo sulla creazione di nuove nicchie di mercato dove a livello internazionale non è il prezzo più basso a vincere, ma è la qualità combinata al rispetto dell’ambiente e delle persone. Continuando a differenziare l’offerta produttiva, investendo in innovazione, in design, in gusto. Quello delle medie imprese, insomma, può e deve costituire un modello efficace da sostenere, favorire, irrobustire.
La redditività
A spiegare la solidità delle medie imprese italiane oggi, aiuta l’esame degli ultimi dati di bilancio disponibili, riferiti al 2007. Ci segnalano che proprio il 2007 è stato l’anno d’oro per le medie imprese industriali, prima del giro di boa segnato dal 2008, quando, secondo le stime, i fatturati hanno avuto una crescita del 2%, ma i margini lordi si sono ridotti di circa 8 punti. Tra il 1998 ed il 2007, le medie imprese hanno mantenuto il primato della crescita, con un incremento del valore aggiunto del 46,7% contro il 30,5% delle grandi imprese, del 69,8% del fatturato (contro il +51,5% delle grandi imprese), del 92,7% delle esportazioni (+70,5% delle grandi), del 16,7% dei dipendenti (-10% il corrispondente indicatore per le grandi).
I settori di attività
Il 48% del valore aggiunto delle medie imprese ha origine nelle aree del NEC (principalmente nel Nord-Est), il 43% in quelle del Nord-Ovest ed il rimanente 9% nelle regioni centro-meridionali.
Le produzioni prevalenti nel Nord-Ovest e del Nord-Est sono la meccanica ed i beni per la persona e la casa (che rappresentano il 61,9% ed il 68,6% del prodotto complessivo); il NEC si caratterizza per l’alta quota di valore aggiunto nel comparto dei beni per la persona e la casa (35,7%). Nel Centro Sud e nelle Isole prevale invece la meccanica (33,4%) mentre l’insieme degli altri settori (esclusi alimentare e beni per la persona e la casa) supera il 26% del totale. Nel Nord-Ovest, la quota di “altri settori” è pari a circa un terzo del totale, con chimica e metallurgia che contano per il 22,6%. Le produzioni del made in Italy interessano prevalentemente le imprese dell’area NEC, che vi realizzano il 66,7% del valore aggiunto, seguite dal Centro Sud e Isole con il 60,6% e dal Nord-Ovest con il 56,4%.

Informazioni
www.unioncamere.it

 


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